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Recensioni Band
Recensioni di Music-Generation

Le recensioni fatte da Music Generation. (Rubrica curata da Juice Frusciante)
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 ADDICTED: LIES LOVE AND LAUGHTER

Nel momento in cui mi fu proposto di scrivere la mia prima recensione, il nome Addicted mi suonava come  già sentito. Inserisco il nome in google e scopro difatti che questa band ha alle spalle  esperienze importanti come concerti in Europa, Heineken Jammin’ Festival, videoclip su All Music e Rock Tv, eventi tutti meritatissimi visto quanto ho potuto ascoltare.
Presentano una miscela musicale ben curata, composta da una voce duttile, dotata di un’ ottima tecnica e di un timbro particolare e riconoscibile che delinea linee melodiche mai banali, una sezione ritmica con molto groove, compatta e che in alcuni brani propone soluzioni musicali che molto ho apprezzato, chitarre potenti ma mai prepotenti, che si sanno inserire violente nel momento giusto per creare atmosfere o tensioni all’interno dei brani, sempre restando al servizio del tema principale, il tutto arricchito  a volte da alcuni passaggi di pianoforte per addolcire e rendere ancora più eteree alcune atmosfere.
La musica che la band propone non è forse nulla di nuovo all’interno del panorama musicale, ma ispirandosi a gruppi come Pearl Jam,  Cult (e forse anche i Muse),  propone un rock suonato con anima e sudore. Prendono l’ascoltatore per mano e lo conducono all’interno del loro mondo fatto di atmosfere dipinte a volte con colori cupi, a volte con tratti di pennello violente, comunicando le proprie emozioni.
Ascoltando i loro brani su Myspace mi hanno colpita la famosa “You have no power over me”  per la scelta melodica del cantato abbinata a un basso che incede con ritmo graffiante per aprire alle incursioni di chitarre distorte che danno potenza alle parole, ed ho apprezzato, da fan dei Cult quale sono,  la cover “Rain”, canzone con la quale gli Addicted hanno reso omaggio ai Cult riuscendo a rendere il brano con il proprio stile senza stravolgere le atmosfere che l’originale trasmette. Il loro album Lies Love and Laughter è sicuramente un cd che consiglierei di comprare.


http://www.myspace.com/addictedrock

Recensione di BassBara


 DELUDED BY LESBIAN: THE IGNORANCE OF BEING IMPORTANT

In Italia forse la pecca più grossa che abbiamo, a livello musicale, è l'inconsapevolezza di avere qualcosa che possa avere valore e giocare carte alte che non vincano la posta in gioco...troppo ghiotta per rischiare! I Deluded by lesbians(grandissimo nome) ne sono la prova,abbiamo gruppi come loro che non hanno niente da invidiare a bands inglesi e americane ed anzi possono essere anche al di sopra della media nel loro genere. Questi tre simpatici ragazzi provengono da Milano e le loro identità sono nascoste sotto tre singolari nomi d'arte:Laura O'clock,Lara Brixen,Federica Knox che evidenziano il loro spiccato senzo dello humor, che evidentemente fa parte del dna dei delusi e nonostante facciano della buona musica ci consigliano a tutti di non prendersi mai troppo sul serio.
Quello che propongono è uno stoner rock rumoroso e pieno di fuzz che si mescola ad un post-rock di matrice americana riuscendo a creare melodia nella confusione, gettando diversi colori in un unica tela facendo combaciare tutto in un unico grande mosaico hard/psichedelico.
La produzione è molto grunge-style,con una batteria minimale ma efficace ed un basso presente e roboante che si fonde nella chitarra acida e fuzzosa.
I Deluded by lesbians mi hanno veramente colpito,sia per l'impatto tra il serio ed il faceto e la vena compositiva che,ripeto,non ha niente da invidiare ad altri nomi "famosi" del genere.
Al primo ascolto,mi hanno ricordato i Pond(qualcuno se li ricorda?),comunque detto questo non è facile accostare i deluded by lesbians a qualcosa di già esistente,perchè un altro gruppo come loro forse non esiste,ed è proprio questo il bello..sono un mix di tante cose incastrate tra di loro che si mescolano come tempere nei loro pezzi e che sembrano quasi sovraincisioni di stili differenti in un unico:il loro!
"love is blind" è la mia preferita,con quel fraseggio di chitarra iniziale che si incendia in un ritornello così maledettamente apatico da volerlo risentire all'infinito, "bird watching" è molto noise nella ritmica e richiama echi di post-rock che ricordano i Shellac,infatti un'altra similitudine con la band citata oltre al genere proposto è anche la produzione che fa venire in mente un certo tipo di sound ,tanto caro ad uno dei produttori di nicchia e  pionere delle sonorità 90's,cioè Steve Albini..
"Nobody knows" più che i Queens of the stone age (il titolo è un caso?) mi ha ricordato la band di Nick Olivieri i Mondo Generator,con quell'impatto punk e minimale sorretto da coretti demenziali qua e la sul finire.
Insomma se vogliamo per forza catalogarli io li definerei come una sorta di presidents of u.s.a che suonano nel deserto californiano dei queens of the stone age e dei Fu Manchu,mantenendo però un rigoroso atteggiamento post-rock,soprattutto nell'attitudine dei pezzi ,che crea un impercepibile tocco pseudo-intellettualoide.
Sarei curioso di leggere i loro testi,sono sicuro che li troverei molto più interessanti di qualunque testo scritto da qualsiasi band stoner-rock che non parli per forza di asteroidi o cactus.
Insomma io ve li consiglio vivamente,ma non ascoltateli troppo perchè potrebbero causarvi allucinazioni!


http://www.myspace.com/deludedbylesbian

Recensione di Luca Fiorucci


 FATA: La percezione del nero

Electrowave e pop in un link di suoni tra l'elettronico e l'elettrico, tra il digitale e l'analogico, è la rappresentazione che più è facile scorgere per i Fata, band della provincia Modenese, impegnata in live nella zona dell'emilia e del mantovano e legata ad etichetta discografica indipendente Zeta Promotion.
Nonostante il contesto indipendente in cui opera la band, le registrazioni dei pezzi sono molto vicini all'essere "Vendibili", con suoni bilanciati e confezionati per il mercato, se non quello maggiore, almeno per quello indie.
Il suono di ogni strumento è curato molto, dalla batteria, talvolta rendirizzata in postproduzione quasi a livello di batteria elettronica, tuttavia estremamente precisa al click, alle tastiere, che con tappeti, basi e synth fanno da sostegno a tutte le dinamiche, sia quelle alte, sia a quelle generate da cassa e basso, quest'ultimo effettato talvolta con distorsori per integrarsi con i suoni particolari generati dagli strumenti digitali sopraccitati.
La chitarra ricorda molto i primi Placebo, distorta e completata da delay, ma mai invadente, utilizza ritmiche tipiche del genere con semplici arpeggi nei punti giusti, e accordi sugli alti che si vanno ad incastrare con le già alte frequenze delle tastiere.
Il genere in questione, molto moderno ma nello stesso tempo avente radici negli anni '90, e anche prima con i Depeche Mode, risulta essere ben interpretato dai Fata, con il consiglio di cercare di sperimentare anche mix con altri generi, in modo da rendere più variegata e innovativa la valenza artistica del progetto, che è comunque già buono e ben avviato.

http://www.myspace.com/fataep
Recensione di Juice


 HISTORIA

Con un genere molto prossimo alla prog e melodie tipiche del metal, gli Historia si propongono come ottima alternativa al solito metal, spesso grazie ai testi in italiano che trattano vari temi, tra cui il tema politico, e canzoni denotate da inizi solo accompagnati da tastiere che poi esplodono in riff distorti e ritmi in doppia cassa rimandanti ad una moderna Pfm o più semplicemente ai famosissimi Dream Theater.
Sulla competenza tecnica nessuna critica, anche perchè dopo averli visti live (Music Village 2005), ci si convince che le registrazioni sono estremamenti fedeli al live stesso, nonostante con tale genere si corra il rischio di non riuscire ad esprimere il massimo dei suoni nei live se l'equalizzazione non è pressochè perfetta, a causa della varietà dei suoni utilizzati anche nello stesso pezzo.
Le registrazioni sono molto buone, si distinguono perfettamente le frequenze basse dagli assoli di chitarra, a volte anche eccessivamente tecnici, e la voce risulta molto controllata e precisa, sia da disco che live.
Il progetto historia, che ormai esiste da un pò di tempo, è estremamente valido e risulta pioniere in Italia di un genere che non molti hanno il coraggio di intraprendere, sia per le difficoltà tecniche che si incontrano, sia per la modesta richiesta, almeno agli inizi, essendo tale genere molto di nicchia.

http://www.myspace.com/historiametal
Recensione di Juice


 ICARUS WINGS

Con uno stile eterogeneo e trasversale dal funk al crossover, gli Icarus Wings, band pavese formata da cinque componenti comprendenti voce, basso, chitarra, batteria e turntable, mostra in tutte le sue canzoni un'attitudine prettamente rock, con voci e riff di chitarra che quasi ricordano Red hot chili peppers di Freaky styley, ma con connotazioni più moderne come Incubus e Korn.
Fondamentale per la riuscita del suono l'utilizzo di effetti vari sulla chitarra, si nota infatti il frequente uso di wha nei bridge, alternato con l'uso di chorus e delay spesso nei riff, e sulla voce, la quale presenta sempre un discreto riverbero.
Il basso risulta a volte poco presente e spesso le frequenze vengono coperte da una chitarra graffiante, come quella presente nel solo di These pills, e anche nei riff più funk-like vi è una perdita di groove poichè non si distingue con chiarezza il suo operato, in quanto mantiene i giri pricipali della canzone di tipo rock piuttosto che supportare la chitarra nel suo groove funk.
La batteria è precisa e segue con i giusti accenti i cambiamenti di ritmo e se vogliamo anche di "Genere" repentini in varie canzoni, tra cui Shark, oppure nei frequenti controtempi di Now.
La registrazione è molto efficace e professionale nonostante a volte si senta la mancanza di frequenze medio-alte, scelta tipica del genere crossover, soprattutto di band ispirate a quello anni '90.
Nel complesso gli Icarus Wings rappresentano un buon progetto della scena rock lombarda e rappresentano un buon compromesso creativo tra vari generi, che dà un'infinita possibilità di creazione avendo possibilità di usare un range di suoni molto ampio e in apparenza disarmonico, ma che in realtà è fondamentale nella resa del suono finale.


http://www.myspace.com/theicaruswings
Recensione di Juice


 INK

Provengono da Monza gli Ink,tre rockers che ci propongono un lavoro tutto sommato non male,suonato e prodotto bene che mischia influenze classiche del panorama rock/metal con sonorità più moderne ed alternative-rock.
"tora!tora!tora!"è quasi un inno metal ,così roccioso e tammarro, abbastanza da farci fare un pò di sano headbanging con le corna alzate al cielo indossando la maglietta dei motorhead per l'occasione,"1140" ha un classico riff hard-rock che ricorda il bon jovi più stradaiolo,purtroppo però la voce è un pò fuori contesto e fa perdere l'energia vitale a tutto il pezzo,per fortuna i cori,molto 80's, riportano un pò tutto sulla giusta strada;"meaningless" è la classica ballatona che non deve mai mancare se si seguono le tradizioni e da bravi rockers gli Ink sfornano un lentone semi-acustico che sembra uscito da un disco degli Skid Row e comunque secondo me è il territorio dove si muovono meglio;con "lonely to the bone" ritorniamo a roccheggiare alla grande con una voce più ruvida ed efficace con tanto di assolo (bello) e basso dilaniato alla Lemmy,per finire in bellezza?la cover di "we will rock you" che secondo me è il loro cavallo di battaglia, un pò alla Andrew w.k. potente e ideale canzone per chiudere un concerto bagnato dal whiskey e dalla birra!
Gli Ink sono dei bravi musicisti,su questo non c'è dubbio:buoni riff di chitarra,buoni arrangiamenti,buoni gli assoli,discreta e professionale la produzione, forse sul cantato c'è da rivedere qualcosa che non va,ma in generale è tutto ok...il classico gruppo che fa la sua porca figura ed accontenta i nostalgici rockers anni 80 e i bikers più intransigenti,ma che di sicuro non dice niente di nuovo di quello che è stato già detto più volte nello stesso identico modo.
Sicuramente coerenti e fedeli al loro sound,ma per adesso privi di una creatività decisa che evidenzi in qualche modo una personalità forte che li faccia distinguere
.

http://www.myspace.com/inkoriginal

Recensione di Luca Fiorucci


 KROP CIRCLES: Born Again

Lo stile dei Krop Circles, ke rappresenta una via di mezzo tra hard rock, emo e gothic, ricorda molto un sound vicino a Him e Idlewild con in aggiunta ritmiche crossover.
I suoni delle chitarre sono curati con attenzione, sia per quanto riguarda le parti distorte con utilizzo di drive e metalzone (mi pare almeno :-)), sia nelle parti pulite in cui si nota l'insistente utilizzo di chorus e talvolta delay, effetti che garantiscono pienezza al suono e substain alle alte frequenze, molto in stile Muse.
Basso approcciato in maniera molto rock, preciso ed essenziale, quasi sempre arpeggiato a dita a seguire i giri di accordi spesso variegati della chitarra, senza usare eccessiva effettistica, probabilmente registrato con testa markbass o di quel genere.
La batteria, sempre precisa e talvolta non sempre "Dritta", ricorda un mix di punk e crossover, in quanto ricca di controtempi e ritmiche composte; da notificare inoltre la cassa estremamente "Secca", effetto probabilmente voluto che rende inconfodibile il suono di quest'ultima.
La voce, femminile ma nello stesso momento potente e precisa, ricorda sonorità e cantanti tipiche del genere, come Amy Lee e Cristina Scabbia, e contribuisce più di tutti nel dare una connotazione di tipo "Gothic" ai vari pezzi, senza invadere le linee degli altri strumenti talvolta utilizzando effetti.
La registrazione è buona, in alcune parti sporcata, forse volutamente, ma in ogni caso in linea con il genere, che resta comunque abbastanza vario e non eccessivamente legato a schemi particolari, punto sicuramente a favore che rende il progetto, se non innovativo, almeno molto originale.

http://www.myspace.com/kropcircles
Recensione di Juice


 KUADRA

Dallo stile inconfondibile, come degli psichedelici Linea77, i Kuadra fanno del crossover il loro genere portante,
grazie a ritmiche distorte irregolari che fanno da tappeto a linee di voce che passano velocemente dall'hip hop al new metal.
In particolare la voce, estremamente adatta alle parti più ritmate dove imperano le linee hip hop, perde di potenza, probabilmente in modo voluto, nelle parti di ritmiche più piene, quasi andando a finire in uno stile Subsonica-like dando un effetto ancora più psichedelico ed irregolare abbastanza innovativo e discostante dal crossover classico.
Ad alimentare questa tesi vi è il frequente utilizzo di turntable, che tende a sostenere con le sue frequenze alte pezzi altrimenti ricchi solo di bassi, alimentati da basso cassa e chitarre distorte.
La batteria, a volte minimale e a volte potente, utilizza i controtempi tipici del genere, sempre precisa con uno stile alla John Otto. Quando le ritmiche sono più minimali si incrociano suoni soft di batteria, effetti sulla voce come echo e delay, e chitarre effettate, spesso con chorus.
La registrazione è buona, anche se a volte la batteria si mischia e si copre un pò con i suoni di chitarra e con la voce, mentre il basso è equalizzato in maniera pressochè perfetta e dà il suo, così come gli scratch da turntable.
In conclusione, i Kuadra rappresentano un buon baluardo di innovazione di un genere che, nell'approccio in cui lo sentiamo ora, è abbastanza recente e l'innovazione in chiave "Kuadra" è sicuramente apprezzata.

http://www.myspace.com/kuadra
Recensione di Juice


 MALGRIDO: GOCCE

Sicuramente i Malgrido non porteranno una ventata di nuovo nel panorama musicale italiano; molte strade già battute da altri vengono ora percorse da questi ragazzi della provincia di Sondrio, che certo non fanno della sperimentazione musicale il loro asso nella manica. Tutto già sentito, insomma. Tutto qua? Non proprio. Gli ambiziosi riff di chitarra di “Mai più” ne fanno un piccolo capolavoro, così come il demenziale funkettino di “Non so se crederti” ci fa sorridere, ricordandoci un po' il Vasco dei primi tempi. In “Sogno di una stella” Max Peraldini riesce a esprimere tutte le potenzialità del suo timbro, davvero particolare, come quello di Graziella Russo, anche se talvolta imprigionata in virtuosismi un po' eccessivi. Dicono di essere attenti all’evoluzione tecnologica, cosi da allestire la loro sala prove, come fosse un piccolo studio di registrazione, nel quale poter sviluppare le loro idee e ricercare il proprio suono. Effettivamente il sound è buono, nonostante l'autoproduzione. Ricapitolando: pezzi ascoltabilissimi, grandi chitarre, voci virtuose, melodie gradevoli. Si, ma tutto già sentito.

http://www.myspace.com/malgrido

Recensione di Andrea Livraghi

 MARCELLO LAVORGNA: Dark and light

Interessante progetto solista per il bassista dei Carry, Marcello Lavorgna.
6 validissimi pezzi in cui non viene messa in luce ciò che peraltro è già buona, ovvero la tecnica, ma la capicità compositiva e di armonizzare situazioni problematiche dove si devono incastrare basso e pianoforte assieme a basi elettroniche.
La tecnica usata per una buona parte del disco è il tapping, che si intreccia ad accordi strappati e riff ostinati che per gran parte di una delle canzoni di punta del cd, Dark&light appunto, accompagna archi e un leggero alternarsi di 4/4 e 6/8 per tutti i suoi 8 minuti. Un altro pezzo dove l'armonizzazione è studiata a puntino è "La Fenice", con riff iniziale in slap e ostinato di pianoforte ad inseguire che conduce ad un ingresso di percussioni elettroniche e di inalzamento delle dinamiche per poi chiudere in un fade out. "Il pianto della sirena" e "Visioni" sono pezzi molto "Soft" e relativamente brevi che sfruttano a volte l'utilizzo di armonici, a volte l'appoggio della capacità ritmica del pianoforte e la capacità degli archi di coprire parti altrimenti vuote.
La registrazione è estremamente professionale, come l'approccio ai pezzi stessi e l'intenzione di non essere vincolati dal mostrare grandi capacità tecniche, obbiettivo di molti progetti simili, ma piuttosto di fare qualcosa che sia valido a livello musicale sia per quanto riguarda le strutture sia prettamente a livello uditivo, è sicuramente un vantaggio dell'album in questione.
Il basso usato è un Esp LTD F-204 dotato di pick up EMG-HZ e i pezzi sono ascoltabili dal myspace dell'artista:

http://www.myspace.com/marcellolavorgna
Recensione di Juice


 NOVANOISE: SLAVE OF FREEDOM

Un progetto giovane e consapevole, quello dei Novanoise. Il gruppo modenese mette insieme, a tratti riuscendoci in pieno, due qualità recentemente trascurate nel panorama musicale nostrano: qualità tecnica e capacità nell'arrangiamento dei pezzi. La parte ritmica è in gran spolvero in tutti pezzi e le chitarrine si incastrano con gusto e personalità.
La generosa lista di influenze la si ritrova dentro davvero tutta, anche se un po' più di cautela nell'attingervi non avrebbe guastato. Ma non è questo il punto; i riferimenti si sentono tutti, ma bisogna riconoscere una sorprendente capacità nel rimescolarli. Forse bisognerebbe osare un po' di più, uscire dagli schemi, premere con più vigore sul pedale(o sui pedali).
Minuziosa attenzione per le partiture dei pezzi da una parte, produzione di qualità scadente dall'altra. I pezzi, fiaccati da una produzione sicuramente meno attenta rispetto all'aspetto prettamente musicale, vengono avvolti da una veste di mediocrità che assolutamente non si meritano, né avrebbero, se prodotti con più accortezza e mezzi più competitivi.


http://www.myspace.com/novanoiseonline

Recensione di Andrea Livraghi

 PAJARRITOS: The Sauce Mob

Sembra quasi di risentire George Clinton e Parliament funkadelic in versione italiana, e funky è la parola migliore che definisce i Pajarritos.
Il basso definisce la forma di ogni singola battuta con ritmiche tipiche del funk, quasi all'esagerazione, con parti in ostinati slap incastrate in un tetris musicale con le rimtiche di chitarra, a volte piene e a volte votate alla massima sottrazione, spesso sostenute da wha e affini, ma anche sperimentando soli colmi di distorti acidi.
La batteria sempre precisa nei suoi 4/4 composti crea assieme al basso il groove necessario a sostenere la varietà di suoni utilizzati, in cui sono rilevanti, oltre agli effetti proposti, scratch da turntable, percussioni e sax.
Le voci, sia maschili che femminili, sono estremamente curate e utilizzate con parsimonia, si sovrappongono e si dividono le parti in stile Incognito, con molta attenzione alla musicalità nelle sovrapposizioni, anche se viene lasciato spesso molto spazio agli strumenti di esprimere il groove, come la scuola funk e acid jazz insegna. Viene utilizzato anche il parlato, spesso nelle parti in cui gli strumenti sono più minimali.
Le registrazioni dei pezzi sono molto curate e molto professionali, sia quando si tratta di parti "Minimal", sia quando viene espressa la massima potenza e la massima varietà di suoni, garantita dagli strumenti sopraccitati.
Il progetto è estremamente valido e interessante, per professionalità delle registrazioni, complessità dei pezzi e capacità nel suonarli, tutti sentori di seri background di tutti i componenti della band.


http://www.myspace.com/pajarritos
Recensione di Juice


 PLASTIC SIORAI: 001

Con il suo ritornello da cantare a squarciagola e la sua morbida linea di basso, “Riflesso” si presenta  come buon biglietto da visita per questo ambizioso lavoro del gruppo torinese. I Plastics Siorai si muovono con disinvoltura tra beat elettronici ben studiati e potenti linee melodiche. Ne sono una conferma “Pensieri di Santi” e “Untitled”, forse il pezzo migliore dell'Ep, una gemma da ascoltare e riascoltare, in cui si notano buone capacità compositive e un sound caratterizzato dalla splendida voce di Paola, spruzzi di musica d'ambiente e una malinconia di fondo. I Plastics combinano con sapienza e cura certosina i loro frammenti sonori creando atmosfere emozionanti. Linee di sinths roboanti non fanno che aggiungere altri lati brillanti a un poliedro dalle molte facce.  I sinths possono suonare troppo “preset di Fruity Loops”, le batterie “troppo gelide”: questione di gusti, che non interferisce con una produzione impeccabile. Un po più di divagazione sperimentale mi avrebbe fatto gridare(almeno dentro di me) al (quasi)capolavoro. Per adesso mi limito a segnalare tre giovani pieni di talento che si sono eccessivamente adagiati su sonorità elettroniche nostrane e anni 90. Una poltrona, ahimè, troppo comoda e troppo consumata.

http://www.myspace.com/plasticsiorai

Recensione di Andrea Livraghi

 RHUMORENERO

Iniziamo col dire che il nome RHumorenero mi piace;sarà per il nome,sarà per certe sonorità tipicamente 90's a me care,ma questi ragazzi sicuramente hanno buone potenzialità da sviluppare.
La band nasce nel 2005 ed è l'unione di musicisti già noti nel panorama rock italiano:Carlo De Toni,Antonio Inserillo(Death ss/Tossic),Giacomo Macelloni e Ettore Carloni(Super B).
L'esperienza si sente tutta,infatti i brani che ho potuto ascoltare sono ben strutturati e le chitarre disegnano trame ben decorate,a volte aggressive e a volte più intime e sognanti.
Certo l'accostamento a gruppi come Marlene Kuntz e Afterhours sarebbe troppo facile,soprattutto per via dei testi(in italiano)che si fondono molto bene con la musica:ricercati,ma non per questo pesanti e noiosi.
L'iniziale "rh" mi ha riportato in mente una certa scena indie americana degli anni '90(Jane's Addiction,Quicksand,For Love Not Lisa),"il conflitto" porta inevitabilmente a pensare agli Afterhours soprattutto nello stile vocale che si distende molto bene nella trama vellutata creata dalle chitarre,molto bella "l'equilibrio" dal ritornello accattivante che entra nel momento giusto e con quel non sò che di british-touch nel sound,per finire"il deserto" dai suoni più sperimentali che inizia con un dialogo tra pianoforte e violino per concludere in un vortice di feedback che strizza l'occhio ai Sonic Youth. Sarei curioso di vederli dal vivo,l'impatto e la dinamica dei brani guadagnerebbe molti punti.
Quindi?una buona band che dovrebbe trovare però la propria personalità sfruttando l'esperienza e le doti che di certo non mancano. Comunque,se siete "felicemente depressi" i RHumorenero potrebbero fare al caso vostro.


http://www.myspace.com/rhumornero

Recensione di Luca Fiorucci

 SIKITIKIS: B

Una posizione mediana tra new wave e synth rock, un forte uso dell'elettronica e suoni esplosivi sono i fattori che caratterizzano il fenomeno Sikitikis.
L'ultimo album, di nome "B", si apre con suoni jungle e tribali della durata di meno di 40'', che aprono a Little Lu, ballata dai bassi dominanti e fortemente compressi, a volte potenziati da aggiunte di drive e synth che intrecciano riff e controcanti spesso in chorus e bridge.
Tutto l'album porta con se assonanze in stile Subsonica, con elementi elettronici tipici della musica elettronica, ma anche di rock, nonostante non vi siano chitarre registrate, ma solo synth che a volte rischiano di appesantire e saturare pezzi già ricchi di frequenze, rendendo più difficile l'ascolto e la nitidezza del suono.
Il disco alterna ritmi incalzanti, come in "Rosso Sangue", a ritmi più blandi ma non meno interessanti, come in "Onde Concentriche", pezzo votato alla sperimentazione di suoni a volte dissonanti ma incredibilmente incastrati tra loro, quasi in maniera binaria e digitale.
Nell'album è presente una cover, "Storia d'amore", liberamente ispirata ad una famosa canzone di Celentano, riarrangiata con uno stile molto particolare, ostinando bassi compressi e synth distorti e piccole presenze di vocoder, dal risultato molto interessante, dimostrazione di grande capacità di astrazione dal pezzo originale della band.
La registrazione è affrontata in maniera estremamente professionale, con suoni a volte analogici a volte digitali. Da notare la presenza frequente di Fender Rhodes e di Hammond, che si intrecciano con strumenti digitali come synth Korg. La voce è spesso ricca di effetti, come richiesto dal genere, ma comunque precisa.
In conclusione "B" rappresenta essere un ottimo prodotto e continuazione di un genere che inizia a piacere sempre di più e raccoglie molti sostenitori tra le sue fila, uscendo dalla vendita di nicchia e aprendosi a contaminazioni di più suoni e generi.  


http://www.myspace.com/sikitikis

Recensione di Juice


 SEVENTIPS

I SevenTips sono una band della provincia di Varese che si è fatta conoscere negli anni nel nord Italia, avendo all'attivo molti live, un concorso vinto e un demo. Caratteristica fondamentale del progetto è un mix di pop,folk e rock, con alcuni richiami allo ska moderno. I pezzi cantati in inglese hanno una connotazione più rock di quelli in italiano, che sembrano molto più evoluzione del mix di generi sopracitato, con forti derivazioni da cantautori italiani, come Guccini e De Gregori.
I testi sono vere e proprie poesie "Rustiche", che si sovrappongono a ritmi talvolta folk e talvolta rock, la cui "Colla" è il vocalist, il quale con voce istintiva ma estremamente precisa e ricca di estro, riesce ad unire generi in apparenza più duri con le musicalità del folk.
Il cd "Senza Meta" è curato nei minimi particolari, in alcuni pezzi si intravedono parti di tastiere e di archi, che non tendono assolutamente ad appesantire le dinamiche, ma bensì fanno da tappeto e rendono più fluido l'ascolto della canzone.
Un esempio di canzone con queste caratteristiche è "Heartsea", anche se "Un nuovo giorno" resta a mio parere il pezzo rappresentativo dell'album e che riassume il genere dei 7tips.
Chitarre e basso fanno il loro dovere senza strafare, stesso discorso per la batteria, precisa e in alcuni punti minimale.
La registrazione è buona, curata ma senza eccessi, il suono risulta ancora reale, senza modifiche sostanziali, e questo è sicuramente un punto a favore dell'album, che resta estremamente valido se pensiamo che è completamente autoprodotto.
In conclusione si può affermare che i Seven Tips sono una band dalle idee orginali e buone capacità che sta facendo bene nel panorama musicale nostrano, attendiamo quindi notizie su live e ulteriori demo in uscita.

http://www.myspace.com/seventips
Recensione di Juice


 SONIC4

Con riff di chitarra alla "The Hives" e l'influenza di un suono analogico anni '70, i Sonic4 si propongono con una semplice formazione chitarra-voce-basso-batteria e un genere che rappresenta un rock stile Stones, ma più moderno con voci e ritmi veloci di batteria tipiche del punk-rock e dell'hard rock, che si incastrano perfettamente con l'intenzione blues di alcuni pezzi come "We'll never die".
La chitarra ed il basso sono, come nella migliore filosofia blues e rock anni '70, privi di effetti particolari con un sistema "Plug and play", secondo il quale vengono collegati direttamente, perchè no, ad un Brunetti a valvole, proprio per non "Sporcarne" il suono con effetti privi di True Bypass. Gli assoli di chitarra rappresentano un mix di blues e hard rock, studiati con criterio e senza fronzoli tecnici inutili nella resa finale della canzone, come in "World of Music".
La batteria si adatta sia al 4/4 del tipico rock old school, sia ai tempi composti del blues, con un uso del rullante differenziato rispetto ai vari pezzi, in alcuni pezzi addirittura senza cordiera. La voce è registrata senza effetti particolari, proprio il loro non utilizzo mostra tutti i limiti di quest'ultima, che vedo come anello debole della band.
La registrazione è buona e l'attitudine verso un suono semplice e vintage è sicuramente un punto a favore, nonostante questo genere sia in verità abbastanza saturo e privo di possibilità di innovazione.

http://www.myspace.com/sonic4band
Recensione di Juice


 THE CYCLOPS: Mechanical Disease

Tre canzoni suonate con passione e cuore,ecco quello che ho potuto sentire di questi The Cyclops.
Primo ep per questa giovane band proveniente da Arezzo,dedita ad un brit-pop sporco e pieno di "crunch" che deve parecchio a gruppi come Arctic Monkeys,Franz Ferdinand,Bloc Party e perchè no....anche ai primissimi Cure.
Anche gli stessi membri del gruppo non negano le influenze sopracitate e quello che ne esce fuori è un lavoro troppo fedele a dei canoni che spesso sono difficili da riciclare in maniera propria.
Interessanti nel complesso sono alcuni spunti melodici dovuti soprattutto a dei giri di chitarra intuitivi ed efficaci che alzano la media rispetto a tutto il resto.
Infatti il problema non è tanto la produzione volutamente(o no) lo-fi,che da al tutto un sapore garage d'altri tempi,il che è buona cosa...ma è l'assenza di una sezione ritmica dinamica che scandisce i tempi e che sparisce troppo spesso dietro ai riff di chitarra rendendo il tutto un pò troppo confuso e sfuocato.
La voce ha l'attitudine giusta e segue molto bene le linee melodiche,ma manca forse di quel tocco di grinta e consapevolezza in più che avrebbe dato lustro alle melodie delle chitarre,unico modo per non cadere in un vicolo cieco da dove poi venire fuori è difficile e si rischia di cadere nella monotonia compositiva.
"Mechanical disease" apre con un fraseggio minimale ed ipnotico che ricorda gli Strokes per poi proseguire con ferrate di accordi secchi scanditi da stop and go nevrotici ed efficaci penalizzati da un suono di chitarra sterile e poco corposo,"ambulance" è più aggressiva e ha delle interessanti intuizioni compositive che forse la rendono la più personale delle tre,con "New york city" si entra in un brit-pop tutto da ballare,dove quello che conta e divertirsi e alzare il volume dell'amplificatore, ma che aimè... sa troppo di Arctic Monkeys.
Ripeto, il cuore e l'anima ci sono,migliorare è d'obbligo(data anche la giovane età) e sono sicuro che in futuro questi The Cyclops ci faranno ascoltare cose molto interessanti.
La cosa che ho apprezzato di più nel complesso,infatti è l'approccio schietto e senza tanti fronzoli verso i suoni e la strumentazione e quell'attitudine punk,più nel modo di essere che nella musica in sè,che mette la propria canzone prima di tutto(scusate se è poco),solo per questo The Cyclops meritano l'ascolto.
Per adesso continuare a comporre e smussare alcuni lati creativi che già ci sono è la soluzione migliore per proseguire un percorso che non va assolutamente interrotto.


http://www.myspace.com/thecyclopsband
Recensione di Luca Fiorucci


 THE SHIVER

Un metal gotico e sognante,ecco quello che ci propongono the Shiver, band che si ispira a gruppi come Evanescence,Lacuna Coil,Nightwish e the Gathering.
Accenni chitarristici che strizzano l'occhio a sonorità new-metal e un cantato femminile che si presta molto bene al genere,ma che alcune volte dovrebbe spingere e graffiare un pò di più.
Sostanzialmente le tre canzoni che ho potuto ascoltare nel loro myspace sono ben suonate e ben prodotte anche se non si discostano molto da quello che è stato già proposto dai gruppi a cui si ispirano.
"in obscurity" ha un intro di chitarre molto bello ,quasi alla Him per poi diventare nel ritornello un tributo agli Evanescence,qua e la growls che aggrediscono la malinconica voce di Faith rendendo il tutto più aggressivo ed accattivante.
"edge of atmosphere" è molto bella nel suo altalenarsi di emozioni cupe e darkeggianti che portano l'ascoltatore in un piacevole vortice di distorsioni moderne e chitarre pulite che si insinuano in arpeggi che aprono le porte a un ritornello dove la voce di Faith fa da padrone.
"symbiosis" è un pò l'esempio di quello che potrebbero fare se lasciassero da parte le loro influenze principali e provassero a sperimentare di più e trovare la loro vera strada,infatti la ritengo di gran lunga la canzone che,secondo me,li rappresenta di più e fa finalmente risalire in superfice il loro vero volto.Detto questo posso solo fare i complimenti a The Shiver,primo perchè in italia(e lo ripeto ancora) abbiamo gruppi validi che meritano di essere presi in considerazione seriamente e loro ne fanno parte,secondo perchè nel metal,genere che spesso viene considerato da molti esclusivamente (o quasi) maschile,a fare da padroni,almeno nella scena italiana ci sono tante bands che hanno delle valide e carismatiche cantanti donne,che con il loro fascino e la loro bravura non fanno che aumentare l'attenzione su un genere che ha bisogno assolutamente di più spazio e i Lacuna Coil ne sono la prova più evidente.
Quindi attenzione, perchè se la fortuna li aiuterà nel loro percorso, the Shiver potrebbero farne di strada e chissà..

http://www.myspace.com/theshiverband
Recensione di Luca Fiorucci


 TOO FAST FOR A BLIND ROAD: Everything you are

S'intitola "Everything You Are" l'ultima fatica discografica dei milanesi Too Fast For a
Blind Road.
EP composto da tre nuove tracce dal sapore spiccatamente rock.
"Ignorant Princess" è quella che apre e anche quella che più mi colpisce: dà ritmo e senso al tutto.
La composizione è ben equilibrata, tra strofe che danno spazio alle morbide sonorità vocali
di Flavio che ricordano a tratti quelle di Bono e un ritornello aperto e graffiante che
entra subito in testa. Ottima la ritmica iniziale di batteria che predilige i suoni cupi dei tom, a dare l'atmosfera giusta prima dell'apertura centrale. Le chitarre sono distorte e mancanti di assoli, tranne un breve momento pulito prima della variazione che si mantiene sulla linea del pezzo e porta al refrain finale che chiude il cerchio.
Seguono "Breaking Away" e "Knowledge Brings Fear", entrambe a metà tra il genere ballad e quello più propriamente rock, seguendo la nuova onda alternative made in USA (Nickelback, The Calling e simili). La prima parte lenta, quasi acustica, va a sfociare in un chorus scandito da classiche distorsioni di chitarra. La sezione ritmica qui non è mai predominante; si fa notare invece nell'inizio della traccia successiva, marcata da un accattivante giro di basso e da un potente stacco di batteria. Qui le chitarre e la voce sono dolci e vanno di pari passo, per poi tornare alle distorsioni centrali, secondo una struttura abbastanza standard e semplice ma che lascia il segno, così che i pezzi si fanno piacevolmente riascoltare senza annoiare. La registrazione mostra un sound accettabile (anche se non eccellente) e senza dubbio più maturo di quello del precedente EP "My Road".

http://www.myspace.com/blindroad
Recensione di Audarya


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